Necton
Il Necton
Negli ultimi numeri del nostro giornalino abbiamo ampiamente parlato del PLANCTON e della sua importanza per la vita nelle acque.
Tuttavia le acque pelagiche e costiere non sono popolate soltanto dal PLANCTON, ma anche dal NECTON.
Con questo termine, che in greco significa “natante”, vengono indicati gli animali forti nuotatori, capaci di vincere le correnti e il moto ondoso. Si tratta dei cetacei, di alcuni cefalopodi e di molte specie appartenenti a vari gruppi di pesci, tutti animali di mare aperto che si spostano continuamente, compiendo anche lunghe migrazioni stagionali. A questi vanno aggiunti i pinnipedi e i rettili marini che, pur non essendo completamente svincolati dall’ambiente terrestre, trascorrono in mare gran parte della loro esistenza, e, infine, molti uccelli marini, in grado di nuotare e spostarsi sott’acqua in cerca di nutrimento.
Gli animali del NECTON hanno sviluppato particolari adattamenti per il nuoto e presentano caratteristiche morfologiche comuni, in rapporto alla necessità di vincere la resistenza dell’acqua. Tale adattamento all’ambiente pelagico è evidente soprattutto nei vertebrati i quali, anche se appartengono a gruppi filogeneticamente lontani, appaiono a colpo d’occhio molto simili.
Benthos
Il Benthos
Dopo aver conosciuto gli aspetti e le caratteristiche principali degli organismi del plancton e del necton, non ci resta che affrontare la terza grande categoria degli organismi marini: il BENTHOS (dal greco, profondo).
Il BENTHOS comprende tutti quegli organismi, vegetali e animali, che contraggono in qualche modo rapporti con il fondo: l’insieme dei fondali marini costituisce pertanto il DOMINIO BENTONICO.
Se, ad un esame approfondito, il plancton ed il necton possono apparire straordinariamente variati, il BENTHOS non può che lasciare stupefatti. La proporzione tra la massa delle acque e la superficie dei fondi marini è certamente sfavorevole a questi ultimi; tuttavia è innegabile che agli occhi di un subacqueo la vita appare assai più abbondante e rigogliosa lungo una parete rocciosa che in mare aperto. Esplorando la zona litorale ci si imbatte di volta in volta in ambienti molto diversi: distese sabbiose o fangose, praterie sommerse, fondali ciottolosi o rocciosi.
A seconda della tipologia del fondo avremo perciò l’opportunità di incontrare flore e faune differenti
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Cnidari o Celenterati (parte seconda)
Cnidari o Celenterati (parte seconda)
di Roberta Tandoi
Nel numero precedente del nostro giornalino abbiamo parlato dei Celenterati, gruppo che comprende idre, anemoni di mare, coralli, gorgonie, meduse, tutti animali ben noti e particolarmente apprezzati da noi subacquei. Le numerose specie di Cnidari possono essere suddivise in tre Classi: IDROZOI, SCIFOZOI E ANTOZOI.
Cerchiamo di analizzare le caratteristiche principali degli organismi appartenenti a ciascuna Classe.
IDROZOI
Hydra sp Sono i Celenterati più semplici, possono essere liberi o bentonici, solitari o coloniali.
La forma principale è quella di polipo, ma è presente anche quella a medusa. La maggior parte degli Idrozoi è marina, ma a questa Classe appartengono anche le poche specie di Cnidari d’acqua dolce, come le idre.
Cnidari o Celenterati (parte prima)
Cnidari o Celenterati (parte prima)
di Roberta Tandoi
Nella scala evolutiva, dopo le Spugne, incontriamo gli Cnidari o Celenterati. Di questo gruppo fanno parte meduse, coralli, gorgonie, anemoni di mare, madrepore, tutti animali ben noti e particolarmente apprezzati da noi subacquei.
Si tratta di organismi a simmetria raggiata che, pur essendo ancora contraddistinti da una struttura “primitiva”, mostrano per la prima volta un corpo con una polarità, detta asse: possiedono infatti una regione orale (bocca), circondata da tentacoli, che rappresenta un’apertura della cavità digerente interna (o celenteron).
Il plancton (parte prima)
Il plancton (parte prima)
di Roberta Tandoi
ANIMALI VAGANTI
Una piccola goccia di acqua di mare osservata al microscopio può rivelare un universo affascinante popolato da forme di vita sconosciute che non raggiungono 1 mm di lunghezza.
Sono forme di straordinaria eleganza, geometricamente perfette ed estremamente diversificate : triangoli, cilindri, sfere, spirali, coni, lunghe catene che si muovono nell’ acqua, trasportati passivamente dalle correnti.
L’insieme di questi organismi costituisce il plancton, termine che deriva dal greco e significa propriamente “ vagante “.
Nonostante gli organismi del plancton siano incapaci di vincere con movimenti propri i moti del mare ( onde, correnti ), essi possono compiere piccoli spostamenti orizzontali e verticali nella colonna d’acqua, muovendosi a scatti, serpeggiando, strisciando oppure pulsando.
L'unione fa la forza
L'unione fa la forza
di Roberta Tandoi
Esistono pesci come i glass fish, azzannatori, lutianidi, ma anche sardine, sgombri, alici, tonni e pesci spada che sembrano amare la compagnia dei loro simili al punto da non poter fare a meno di vivere gran parte della propria vita attaccati pinna a pinna con migliaia di individui.
Non solo i pesci adottano questa strategia; infatti anche tartarughe, balene, delfini e pinguini si riuniscono in gruppi per differenti motivi,tutti però con un unico scopo: la sopravvivenza della specie.
I sensi
I sensi
di Roberta Tandoi
Ogni qual volta ci immergiamo, soprattutto se è notte, non possiamo evitare di domandarci se qualcuno ci stia osservando ... la risposta è senza dubbio affermativa!
L’acqua è infatti attraversata da innumerevoli messaggi lanciati con ogni mezzo possibile.
Segnali elettrici, sonori, chimici, luminosi vengono utilizzati in modo specifico dall’una o dall’altra specie.
Alcuni organismi sono dotati di un numero elevato di organi di senso; tra questi ci sono gli squali, che possono ricorrere ad un’infinita varietà di mezzi.
Il loro sensibile olfatto può captare da molto lontano le tracce lasciate da una preda, mentre il complesso apparato acustico può avvertire le vibrazioni prodotte nell’acqua da un movimento.
Da vicino poi possono servirsi degli occhi e soprattutto di sofisticati sensori elettrici, grazie ai quali sono capaci di scovare una preda al buio o sotto la sabbia.
Il plancton (parte seconda)
Il plancton (parte seconda)
di Roberta Tandoi
STRATEGIE PER SOPRAVVIVERE
Vivere in balia delle correnti presuppone una serie di adattamenti indispensabili per permettere agli organismi del plancton di soddisfare ciascuno particolari esigenze ecologiche.
Così, per esempio, per gli organismi del FITOPLANCTON (plancton vegetale) è fondamentale restare il più a lungo possibile negli strati d’acqua dove l’intensità luminosa è più adatta; per gli animali erbivori è necessario trovarsi vicino alle alghe e per i predatori rimanere in prossimità delle prede. In molti casi il raggiungimento di questi scopi è garantito solo dal trasporto delle correnti, ma non tutti gli organismi planctonici sono incapaci di ogni forma di movimento autonomo.
Gli alieni del Mediterraneo
Gli alieni del Mediterraneo
di Roberta Tandoi
Il Mediterraneo si sta rivelando sempre più agli occhi di oceanografi e biologi marini uno straordinario laboratorio per lo studio della biodiversità e dei cambiamenti climatici.
Questi cambiamenti hanno determinato il fenomeno noto come tropicalizzazione, ossia l’incremento di specie esotiche tropicali che provengono essenzialmente dall’Atlantico orientale, attraverso lo Stretto di Gibilterra, e dal Mar Rosso, attraverso il Canale di Suez.
Uno dei meccanismi di diffusione di specie più studiati è appunto quello delle cosiddette “migrazioni lessepsiane”, dal nome dell’ingegnere francese Ferdinand de Lesseps, che promosse la realizzazione del Canale di Suez.
La regimazione delle piene del Nilo conseguente alla costruzione della diga di Assuan e la progressiva riduzione della salinità, in corrispondenza dei cosiddetti Laghi Amari, hanno eliminato due importanti barriere ecologiche, a nord e a sud del canale, che impedivano di fatto lo spostamento di organismi dal Mar Rosso al Mediterraneo.
Il mimetismo
Il mimetismo
di Roberta Tandoi
Gran parte della storia evolutiva degli organismi dipende dall’eterna lotta tra predatori e prede.
Fra i meccanismi che permettono tanto ai primi quanto ai secondi di sopravvivere vi è il MIMETISMO: l’arte di apparire ciò che non si è.
Dal punto di vista scientifico il mimetismo (= imitazione) è il possesso da parte di alcune specie animali in seguito a selezione naturale di caratteristiche cromatiche e morfologiche proprie di altri organismi o di una parte del fondo marino.
In realtà si tratta di un fenomeno molto più complesso, che viene distinto, a seconda dei casi, in differenti categorie anche se poi la finalità per tutte le specie coinvolte è quella di ottenere un vantaggio nella lotta per la sopravvivenza.


